06
Aprile
2012

Voltaire e gli Altri


Voltaire, pseudonimo di Francois-Marie Arouet (Parigi, 1694 -1778), il celebre scrittore e filosofo francese, è autore, tra i molti scritti, di una lettera al Conte di San Germano. Tale epistola sarebbe stata donata da un nobile d’oltralpe ad Eugenio Siragusa, il contattista siciliano che il 30 aprile del 1962 incontrò, secondo la sua testimonianza, sul Monte Sona, massiccio dell’Etna, alcuni visitatori non terrestri, ricevendo un messaggio di pace e di amore universale.

Il Conte di San Germano, noto anche come Saint-Germain (1698? – Eckernförde, Schleswig, 27 febbraio 1784) fu avventuriero, alchimista e fascinoso personaggio, ospite alla corte di Francia nel XVIII secolo. Il suo nome è legato a molte leggende circa i suoi mirabili poteri. Nel 1763 conobbe il veneziano Giacomo Casanova.

“Si supponeva avesse scoperto l’acqua della giovinezza e la “pietra filosofale” da lui impiegata per fabbricare l’oro ed i gioielli con cui amava adornarsi. Si diceva che avesse più di duemila anni e che fosse l’Ebreo errante o il figlio di una principessa araba o di una salamandra. Per qualche tempo fu in grande favore presso Luigi XV e Madame de Pompadour. Amava ricordare le nozze di Cana dove era stato uno degli ospiti quando Gesù trasformò l’acqua in vino. [1] Morì in Germania, ma i moderni gruppi rosacrociani, che lo dichiarano uno di loro, negano il suo decesso e lo identificano con un adepto immortale”.

Nel carteggio con il conte, Voltaire scrive: “6 giugno 1761. Vi rispondo alla lettera del mese di aprile. [...] La vostra lunga strada nel tempo sarà rischiarata dalla mia amicizia per voi anche nel momento in cui mi confidate i più terribili dei vostri segreti, rivelazioni sulla metà del XX secolo. Le immagini parlanti non avranno potuto conservarsi nel ricordo a causa del tempo. Possano le vostre meravigliose macchine volanti ricondurvi a me. Addio, amico mio. Voltaire, gentiluomo del re”.

A che cosa si riferiva Voltaire, menzionando le “immagini parlanti” e le “macchine volanti”? L’illuminista, tramite il suo corrispondente, era stato reso forse partecipe di alcuni arcani di cui il misterioso conte era depositario? Il valente ufologo messicano, Scott Corrales, considera i racconti su Saint Germain, sul contemporaneo Cagliostro e su altre enigmatiche figure, dall’antichità sino alla nostra epoca, al centro di tradizioni suggestive, collegate a temi di frontiera: le creature di altri mondi, le dimensioni parallele, i viaggi nel tempo, la ricerca dell’immortalità, la presenza di confraternite esoteriche dagli scopi indecifrabili...

E’ plausibile che il conte non fosse un impostore, ma un iniziato in grado di squarciare il velo del tempo e dello spazio, per gettare uno sguardo sul futuro? Troppo facilmente bolliamo come imbroglioni personaggi che, forse mescolando le carte per evitare di esporsi e di bruciarsi, erano, invece, degli uomini(?) le cui conoscenze travalicavano gli angusti confini del sapere ordinario. Con la loro condotta sfuggente e contraddittoria, vollero custodire delle cognizioni occulte per tramandarle ad eletti o rivelarle solo in modo parziale ed indiretto, poiché certi segreti sono come i fulmini: sono sfolgoranti, ma possono incenerire.


[1] Preciso che, sulla base di recenti studi, il Messia non tramutò, in occasione dello sposalizio di Cana, l’acqua in vino, ma viceversa. Ciò ha veramente senso, ricordando il milieu in cui probabilmente sbocciò il Cristianesimo.


Fonti:

R. Cavendish, Storia della magia dalle origini ai nostri giorni, Milano, 1985, p. 174. L’autore è uno scettico che irride tutte le conoscenze e le pratiche esoteriche, relegandole nel novero delle superstizioni e della ciarlataneria. Nondimeno il suo saggio è ricco di informazioni.
S. Corrales, Vicini invisibili, 2010, traduzione a cura di Zret
Il caso “Amicizia”, documentario video
R. Malini, U.F.O., il dizionario enciclopedico, Firenze, Milano, 2003, s.v. Siragusa Eugenio

 

Fonte: http://zret.blogspot.it/2011/06/voltaire-e-gli-altri.html